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Mi chiedo spesso cosa non va nella scuola e perchè non funziona.

Insegno sostegno, mi ingegno e mi impegno, e mi prendo le mie belle soddisfazioni. Tre in particolare:

  • essere considerato dai ragazzi uno di loro
  • ricevere sorrisi e fiducia in cambio di fiducia e sorrisi
  • essere ascoltato perchè li ascolto, molto

E qui cominciano i problemi.

Qui entrano in gioco le diverse metodologie e strategie d’insegnamento che ogni docente adotta, attuazioni che in questi anni non ho praticamente mai condiviso se non con qualche collega di sostegno e pochi altri.

Non ho mai riscontrato unità d’intenti all’interno di un Consiglio di classe, pochi hanno capito che il tutto è più della somma delle parti.

Così i ragazzi vengono inquadrati e classificati da un insegnante così come appaiono nelle sue ore di lezione.

Mai pensato che l’alunno Tizio ha un’età che gli consente di analizzare e sintetizzare, trarre conclusioni, per quanto giuste o sbagliate, e che gli da comunque il diritto di preferire la faccia del prof. di matematica piuttosto che quella della prof. di italiano?

E di comportarsi di conseguenza?

Nella mia materia Tizio va bene, è da distinto, e si comporta sempre in modo corretto, segue le lezioni…

Classificazione: angioletto

 

Strano, nella mia materia non studia, disturba le mie lezioni, chiacchera, fa il pagliaccio, non ci arriva…

Classificazione: irrecuperabile

 

E adesso che si fa? Come lo si valuta Tizio?

E’ tutto sbagliato, l’impostazione didattica, la suddivisione oraria, l’eccessiva disomogeneità del corpo insegnante, le perdite di tempo al cambio dell’ora, il regolamento scolastico interno che raramente viene rispettato, le nuove suonerie dei cellulari dei ragazzi che squillano a frequenze molto alte in modo da non essere percepite dall’insegnante over 35/40 il cui sistema uditivo comincia a perdere colpi data l’età, l’aula di informatica non sempre attrezzata, non parliamo delle norme di sicurezza, potrei continuare ma mi è passata la voglia,…

In tutto questo bailamme ci rimettono la scuola come istituzione, gli studenti e gli insegnanti stessi. Non mi sembra poco.

Già i pochi geni nostrani emigrano all’estero, cominciamo a preoccuparci di offrire una base culturale solida per formare quelli che potrebbero diventarlo un domani.